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carlo   mariani

 

     

 

               


          lo strumento:                    "is launeddas"

disegno delle launeddas

   "Is Launeddas", strumento assolutamente tipico della Sardegna, é la principale espressione della più autentica musica etnica sarda.  Le sue origini si perdono nel tempo: alcuni reperti archeologici tra i quali un famoso bronzetto dell'età nuragica (arrivato al museo archeologico di Cagliari nel 1906) raffigurante per l'appunto un suonatore di aerofono a tre canne, ne testimoniano la presenza in tutto il territorio sardo in un'epoca oscillante fra i 2500 e i 3000 anni fa.

   Le Launeddas sono uno strumento a fiato diretto, "ad ancia semplice battente e polifonico, essendo formate da tre canne a tubo di diversa lunghezza".

   La più lunga di queste canne si chiama "Tumbu", non ha fori naturali e fornisce una nota grave continua che funge da pedale (o bordone) continuo a tutta la musica eseguita.

   Il secondo tubo si chiama "Mancosa manna" ed é accoppiato al Tumbu (che rimane all'estrema sinistra) con una legatura di spago impeciato: si suona con la mano sinistra tenendo il pollice sotto per mantenere il peso, ha cinque piccoli fori rettangolari, quattro dei quali vengono coperti con i polpastrelli dell'indice, medio , anulare e mignolo. Il quinto foro, quello in basso chiamato "Pentiadori" o "Arrefinu" resta sempre aperto.

   Il terzo tubo, più corto degli altri, si chiama "Mancosedda" o "Destrina" in quanto viene suonato dalla mano destra.

   Ogni tubo ha incastrata un'ancia battente che viene elaborata sullo stesso cannellino, in modo che all'estremità resti ancora un pezzo del nodo del cannellino medesimo. Lo strumento si suona imboccando tutte e tre le ance contemporaneamente.

   La tecnica della respirazione per suonare le Launeddas merita un discorso a parte in quanto la nota grave del bordone non si deve mai interrompere. Questo implica da parte del suonatore una perfetta conoscenza del così detto "fiato continuo", tecnica del tutto particolare che consiste, in sintesi, nel riprendere fiato dal naso utilizzando, in quell'istante, l'aria tenuta di riserva nelle gote della bocca, gonfiate a forza.

   Questa operazione, di norma, avviene nell'ultimo quarto della battuta e deve risultare impercettibile all'ascoltatore. Il fiato continuo é senza dubbio una delle caratteristiche più suggestive della musica delle Launeddas: intere sonate vengono straordinariamente eseguite senza interruzioni per tempi che, tradizionalmente, possono anche essere molto lunghi (si parla di ore).

   Come in tanti altri tipi di strumenti musicali "storici", anche le Launeddas, intese nel complesso delle tre canne, si dividono in una famiglia di vari tipi, che prendono nome a seconda della tonalità in cui sono tagliati. Questi tipi si chiamano "Cunzertus" ("concerti") e a seconda del timbro, più chiaro o più cupo, vengono impiegati in occasioni diverse.

   Per questo i suonatori di launeddas se ne portano sempre dietro un'intera collezione, trasportandoli in un particolare astuccio a forma di tubo chiamato "Straccàsciu". Gli strumenti principali si chiamano "Fiorassiu", "Mediana", "Punt' ‘e Organu" (Punto d'Organo), "Mediana a Pipia", "Fiuda", "Simponia", "Spinellu", "Contrappuntu".

    Sembra che nel corso di duemilacinquecento anni di esistenza le Launeddas, pur variando in alcuni minimi particolari, non abbiano mutato le caratteristiche essenziali di costruzione, e il costume ha voluto che anche il nome restasse lo stesso delle origini, anche se i suonatori, tra loro, usano molto l'espressione "Sonus de Canna" che indica sia lo strumento che la musica con esso eseguita.

    Si dice che esso fosse l'unico strumento conosciuto anticamente e per moltissimo tempo in tutta la Sardegna, e che dopo questo primo fertile periodo ne fosse venuto meno, gradualmente, l'uso fino ad una totale scomparsa per poi "misteriosamente" ricomparire nel primo ventennio dell'800.

   Questo avveniva nell'intervallo di tempo in cui gli antichi oppressori lasciavano il potere ai nuovi, e il suo uso continuava fino a quando la libertà non veniva nuovamente soffocata.


 

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Aggiornato il: 04 maggio 2007